
Yuxing aprì gli occhi al primo richiamo dello Zigolo Domestico*.
Ancora sdraiato fra i morbidi cuscini del suo letto, rimase ad ascoltarne il canto che arrivò netto, improvviso, nel momento esatto in cui i primi raggi di luce tagliarono le fronde maestose dei Cedri d’Aras.
Il suo suono argentino gli si insinuò all’orecchio come un sottile filo d’oro; non era un canto potente, ma intimo e sommesso, che si stagliava nel silenzio della foresta fra l’odore intenso e resinoso degli alberi mentre la luce scendeva dall’alto a fasci obliqui, polverosa e solenne, creando giochi di chiaroscuro che sembravano accarezzare le cortecce rugose e secolari.
Era la promessa stessa di quel mondo che lentamente si risvegliava.
Il ritmo delle note si susseguiva in maniera precisa, quasi ipnotica, tanto da sembrare un tutt’uno con il fruscio del vento fra i rami di quell’immensa distesa verde, dove l’umidità della notte cominciava lentamente a gocciolare come il ticchettio di un orologio antico.
Ancora assonnato vide nel dormiveglia l’uccellino che aveva udito poco prima avvicinarglisi senza alcun timore, saltellando allegro come se nulla potesse fargli del male, fino a ritrovarselo a pochi centimetri dal proprio viso.
Si mise quindi ad osservare quella piccola creatura curiosa.
Aveva le piume del corpo dello stesso colore della sabbia rossa delle case, con le punte delle ali e della coda più calde e scure, mentre il petto e la testa erano grigi e il becco sembrava piccolo ma robusto.
Un buongiorno alquanto inusuale.
Il giorno prima era arrivato a Ghāba al-Khafi* che ormai il tramonto era passato da un pezzo, e si era ritrovato stanco per il lungo viaggio, tanto da essere crollato appena preso possesso delle proprie stanze. Questo non gli aveva quindi permesso di rendersi realmente conto di come quel posto fosse talmente tanto diverso dal paese dove aveva vissuto fin’ora.
Normalmente all’alba, nel deserto di Línghún zhī hǎi* ci si risveglia in un’atmosfera di profondo silenzio rotto solo dal vento leggero, che fischia tra le creste rocciose e modella le dune e da suoni naturali e primordiali, che offrono un esperienza unica in uno degli ambienti tra i più ostili in cui si possa abitare: i colpi sordi e gli scricchiolii improvvisi che le rocce e le pietre generano a causa dello shock termico tra il giorno e la notte, i passi ovattati dei cammelli battariani, i richiami acuti dei rapaci in lontananza, lo strisciare dei serpenti sulla sabbia, l’ululato della volpe del deserto.
Ma ciò che ne diviene la vera voce, oltre il sibilo costante del vento, è il Canto delle Dune*.
Dapprima è un sussurro sordo, un tremito appena percettibile all’orecchio. Poi, quel tremito si trasforma in un canto possente e ipnotico. Un rombo profondo, simile al violoncello di un’orchestra lontana, sale dal cuore delle dune, vibrando nell’aria fredda e cristallina. Non c’è angoscia in quel suono, ma un respiro antico, il lamento ancestrale di un mare di sabbia che saluta il sorgere del sole.
«Ṣbaḥ l-kheer* Ibn an-Nur. Che il canto del Tibibt vi sia di buon augurio.»
Avrebbe voluto rispondere al saluto, ma sapeva che sarebbe stato del tutto inutile, quindi fece solo un piccolo cenno col capo.
Tra le cose che gli erano state spiegate c’era la presenza a Dar al-Kawkab*, il palazzo sacro dove ora si trovava, di circa cinque al-khuddām al-ḍarīr ( servi ciechi ) a cui era stato praticato uno Sihr ( un incanto ) per impedire loro di vedere il volto e udire la voce del nuovo Sacerdote.
Erano stati scelti tra i figli degli schiavi e dalla loro fedeltà dipendeva la vita delle rispettive famiglie, se qualcuno di loro avesse cercato in qualche modo di liberarsi da quella limitazione avrebbero perso la vita all’istante.
Pensò che comunque non aveva senso preoccuparsene, dopo quei giorni di preparazione sarebbe stato loro vietato anche avvicinarglisi, quindi non avrebbe potuto fare nulla per aiutarli nonostante l’importante ruolo che aveva stava per assumere.
«Sayyidi* vi ho portato il pasto del mattino, non sapendo cosa foste abituato a mangiare ho fatto preparare per voi le cose più semplici. Quando avrete finito o se vi sarà necessario qualcos’altro vi basterà suonare questo campanello d’ottone.»
Appena il servo si fu allontanato Yuxing si avvicinò al piccolo tavolino basso posto vicino al letto, con ancora una delle fresche coperte di lino avvolte intorno al corpo, e vi si sedette accanto; sopra trovò disposti in bella mostra: tè alla menta servito caldo, accompagnato da pani tradizionali ( come l‘harcha e il batbout ), frittelle sfogliate ( msemen ), creme spalmabili locali come l’amlou ( a base di mandorle, miele e olio di argan ) marmellate e formaggio fresco locale (jiben), uova in tajine e naturalmente gli immancabili datteri.
Dopo la “dieta forzata” che aveva dovuto mantenere durante tutto il viaggio ora era davvero grato per quel pasto che quasi sentiva salire le lacrime agli occhi dalla commozione, iniziò quindi a mangiare spiluccando un po’ di tutto e intanto si guardò attorno.
Quello era davvero un luogo inusuale, la sua struttura era interamente scavata nella roccia ma non risultava rozza e grezza, al contrario ogni particolare era perfettamente lavorato fin nei più minimi particolari. Il pavimento, lo sentiva chiaramente sotto i suoi piedi, era perfettamente liscio e levigato tanto che gli enormi tappeti vi era stati posti solo per ovviare al freddo della nuda pietra, le colonne che dal basso si ergevano orgogliose verso l’alto erano sorprendentemente sottili e toccandole era possibile contarne a una a una le numerose scanalature, infine alzando lo sguardo verso l’alto ci si scontrava inevitabilmente con il tetto a volte fittamente decorato dalla miriade di intagli simili a miliardi di piccole stelle.
La stanza poi aveva un’enorme balconata con una mashrabiya* in legno di cedro, i cui minuziosi incastri riproponevano anche lì il tema di un meraviglioso cielo stellato che come un merletto di luce veniva proiettato all’interno grazie ai caldi raggi del sole, in più due piccole finestre permettevano di affacciarsi e godere della vista dell’immensa foresta e in lontananza di scorgere il lago con la sua magnifica cascata.
Osservare quel luogo immerso in una tranquillità e in un silenzio quasi innaturali avrebbe dovuto metterlo a disagio invece stranamente lo faceva sentire bene, percepiva dentro di sé una pace che non aveva mai provato prima nonostante non avesse ancora chiaro il destino a cui sarebbe andato incontro di lì a poco.
I festeggiamenti e i rituali di insediamento di un nuovo monarca, non avevano una durata fissa, ma si protraevano per diversi giorni, spesso fino a una o due settimane, estendendosi poi nei mesi successivi con un lungo viaggio cerimoniale in tutto il regno.
Le cerimonie si articolavano in una serie di fasi precise, che andavano a suggellare il patto di lealtà reciproca.
Alla morte del sovrano precedente, era stato riconosciuto rapidamente il successore, per garantire la continuità dello Stato .
Il primo venerdì di luna nuova sarebbe avvenuta la Bay’a, la cerimonia per il giuramento politico e religioso più solenne del nuovo Re di Quamar, per questo entro 72 ore dall’arrivo di Yuxing si sarebbe dovuto tenere il rituale del Ribāṭ ad-Dam ( il vincolo di sangue ).
Successivamente il nuovo Sovrano sarebbe poi dovuto partire con la sua corte e l’esercito per un viaggio attraverso le diverse province e città imperiali per ricevere la sottomissione e il giuramento delle tribù più remote del Paese.
Doveva quindi essere pronto.
Come quando era partito dall’oasi di Mìngyùn zhī chéng.
Come un sposa che si appresta ad iniziare la sua nuova vita.
Doveva purificare il proprio corpo e liberare la propria anima, divenire una tela bianca, immacolata e intatta, pronto per riceve uno tra ruoli più misteriosi e importanti di quelle terre.
*Zigolo Domestico (Emberiza sahari) : È chiamato localmente Tibibt (طبيبت) o Fakira in arabo marocchino, è tradizionalmente considerato un uccello sacro nella cultura marocchina e nordafricana. Ha un comportamento estremamente docile e confidente con l’uomo. Per questo motivo gli viene permesso di entrare e nutrirsi liberamente all’interno delle case, nei negozi dei souk e persino nelle moschee senza essere cacciato o disturbato. È considerato un buon augurio e un segno di imminente arrivo di ospiti quando entra in casa.

*Ghāba al-Khafi : Il termine ghāba (غابة) in lingua araba significa foresta o giungla. Spesso utilizzato nella letteratura araba (es. nelle poesie di Jubrān Khalīl Jubrān) come simbolo di una natura pura, incontaminata e saggia, contrapposta alla corruzione e al materialismo della società umana.
Il termine al-khafi (الخفي) è una parola araba che significa “il nascosto”, “l’occulto” o “l’invisibile”. Viene utilizzato principalmente nella teologia e nella mistica islamica (Sufismo) con diverse sfumature a seconda del contesto:
1. Nel Sufismo (Livelli di Coscienza Spirituale)
Nel misticismo islamico, il termine fa riferimento alla dimensione più profonda e nascosta della coscienza umana (la “profondità occulta”). Spesso si riferisce a una sottigliezza spirituale (Lataif) che risiede nello spirito del credente e che si risveglia solo attraverso l’amore appassionato e la devozione
*Línghún zhī hǎi : Mare delle Anime
La frase è composta dai seguenti caratteri:
- 灵魂 (Línghún): Anima, spirito.
- 之 (Zhī): Particella grammaticale che indica possesso (equivalente alla preposizione “di”).
- 海 (Hǎi): Mare, oceano.
*Canto delle Dune: Noto sin dall’antichità, questo raro fenomeno acustico si verifica in specifici deserti (come in Cile, California o Oman) in condizioni molto precise:
Condizioni: La sabbia deve essere priva di umidità e muoversi a una velocità ben precisa
Frequenza : Il suono varia dal ronzio profondo al fischio acuto, udibile anche a chilometri di distanza.
Meccanismo : Quando una valanga di sabbia si muove lungo il pendio della duna, i granelli (delle dimensioni perfette di circa 200 micrometri) sfregano tra loro. L’aria tra i granelli agisce come la cassa di risonanza di uno strumento musicale amplificando la vibrazione.
*Dar al-Kawkab (دار الكوكب) : ovvero la “Dimora dell’Astro/Stella”.
Il termine Dar al-Kawkab (دار الكوكب) si traduce letteralmente dall’arabo come “La Casa della Stella” o “La Dimora del Pianeta”.
*Sayydi : Il termine arabo sayyid (سيّد) significa letteralmente “signore”, “padrone” o “capo”. Nella tradizione islamica, viene utilizzato come prestigioso titolo onorifico riservato esclusivamente ai discendenti del profeta Maometto, attraverso la figlia Fatima e il genero ʿAlī.
Variazioni linguistiche = Da “sayyidī” (mio signore) deriva il termine Sidi, un appellativo onorifico molto diffuso nel Nord Africa. Nelle aree di lingua araba viene spesso usato come sinonimo di sceriffo.
*mashrabiya (o musciarabia) : è un tipico elemento architettonico dell’architettura islamica tradizionale. Consiste in una finestra sporgente chiusa da una finissima grata in legno intagliato, utilizzata per secoli negli edifici residenziali e nei palazzi del Nordafrica e del Medio Oriente.
