
Era passata una settimana da quando aveva varcato per la prima volta la soglia dell’enorme villa che aveva inaspettatamente ereditato, tra polvere e vecchi intonaci aveva dovuto fare inevitabilmente i conti con i segni lasciati dal tempo e dall’incuria.
Quello che all’inizio aveva considerato una fortuna si era alla fine rivelato essere un gigantesco enorme problema, e sfortunatamente non sembrava neanche essere l’unico; a quanto pareva la cassetta di sicurezza situata al C.I.C.* era impossibile da visionare se non con una chiave che in teoria si sarebbe dovuta trovare all’interno dell’abitazione, eppure in tutti quei giorni nonostante avesse passato in rassegna ogni stanza e luogo da cima a fondo non aveva trovato nulla.
In tutto ciò l’impossibilità a vendere sembrava proprio come uno scherzo creato appositamente per burlarsi di lui, aveva iniziato a pensare che l’unica cosa che ne avrebbe ricavato alla fine sarebbero stati solo debiti.
A quel punto era arrivato a parlarne anche con la madre che, essendo arrivata la fine del mese, si era fatta sentire come suo solito.
«Per quel che ricordo è vero che Armand era una persona davvero particolare, lo frequentavamo spesso quando io e tuo padre stavamo ancora insieme, ma comunque sono certa è che era sempre serio quando si parlava della sua residenza.»
«Maman tu non hai idea di come sia ridotta quella villa, davvero non saprei proprio da che parte iniziare.»
«Negli ultimi anni se non sbaglio la malattia lo aveva tenuto spesso in ospedale, per questo probabilmente non se ne sarà potuto occupare…»
«E la cassetta di sicurezza? Non ho trovato la chiave neanche nella dépendance.»
«Mmh…e se l’avesse avuta con sé? Potresti informarti con struttura dove è deceduto.»
«Nel testamento non dice nulla del genere, e neanche il notaio ne ha fatto menzione.»
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«Oddio devo chiudere hanno aperto l’imbarco per il mio volo, comunque prova a sentire tuo padre potrebbe saperne di più.»
«Maman…»
« Mom trésor, je te rappelle*.»
Mia madre è sempre la solita, non cambierà mai…chiamare papà…quanto tempo è che non lo sento?
Non che avesse mai avuto problemi con suo padre, solo non era riuscito ad instaurare con lui un grandissimo rapporto. I suoi genitori avevano divorziato un anno dopo la sua nascita, era però stata una separazione assolutamente consensuale e pacifica tanto che erano rimasti più che in buoni rapporti, praticamente amici.
L’ostacolo effettivo si era rivelato essere il carattere dell’uomo, e su quello aveva compreso abbastanza in fretta di non poterci fare molto; schivo e con grosse difficoltà ad esprimere e manifestare le proprie emozioni, questo aveva creato un muro con un figlio che aveva la necessità di sentirsi amato e voluto.
Da grande era riuscito a capire e a comprendere come stessero realmente le cose, da bambino invece aveva tradotto quel comportamento come un vero e proprio rifiuto.
Chiamarlo dopo tutto quel tempo solamente per necessità lo faceva sentire fortemente a disagio, decise quindi di darsi prima un’ultima possibilità controllando nuovamente la residenza.
Quella domenica i giardini della Villa profumavano di erba bagnata, un forte acquazzone si era abbattuto su Parigi e anche arrivare in macchina alla fine del lungo viale si era rivelato più difficile del previsto, in più il cancello già fortemente compromesso dalla ruggine faticava ad aprirsi. Maxence stava iniziando a pentirsi della scelta fatta mentre completamente fradicio ne spingeva a forza l’anta in ferro battuto che lasciava al suo passaggio un profondo solco nel fango; superatolo avanzò incespicando verso il portone principale, le scarpe che affondavano ad ogni passo, e finalmente riuscì ad entrare e ripararsi.
Avvertiva odore di polvere e carta bagnata, dal soffitto squarciato penetrava in più punti la pioggia il cui rumore sordo rimbombava per le stanze deserte, più guardava quel disastro più avvertiva di aver perso in partenza; per quanto il suo lavoro gli avesse insegnato a riscoprire la bellezza in ciò che per gli altri poteva essere un cumulo di cianfrusaglie inutili e disastrate.
Eppure era strano, un dubbio aveva iniziato ad insinuarsi nella sua mente.
Gran parte dei danni erano palesemente riconducibili ad un naturale deterioramento dato dallo stato di abbandono, ma altri sembravano causati da qualcuno o “qualcosa” e non riusciva a darsene una spiegazione plausibile.
Ciò che più lo aveva colpito però era stata la condizione quasi perfettamente integra della dépendance rispetto a tutto il resto, decise quindi di concentrare le sue ricerche proprio lì.
La struttura non era molto grande e occupava una parte di terreno sul retro della villa, rispetto al resto sembra anche relativamente più recente, mentre vi si dirigeva osservava nuovamente rapito le numerose piante di Aloe Vera* che l’attorniavano.
Fiere nascevano dalla terra aprendosi come una corona di spade carnose rivolte verso il cielo, di un verde a volte tendente al grigio vedeva le foglie, costellate di corte spine, luccicare mentre l’acre e pungente odore della linfa gli raggiungeva le narici.
Anche all’interno aveva notato essere disposti numerosi vasi, cosa che non aveva riscontrato invece nella dimora principale, che risultava in questo senso praticamente spoglia nonostante gli arredi di grandissimo pregio; alcune le aveva anche riconosciute.
Dritta e fiera come l’Aloe all’esterno, emergeva dall’ombra in un angolo della stanza principale la Sanseviera* posta all’interno di un enorme vaso anche le sue foglie spuntavano dal terreno come verdi lame dal profilo dorato. Sul davanzale di una delle finestre più esposte al sole aveva invece notato una pianta di Ruta* dalle delicate foglioline che oscillavano al minimo colpo d’aria, e il cui aroma pungente si mescolava a quello chiuso e stantio che si respirava in quel luogo. Infine la Dracena* e la Pachira* occupavano gran parte della scena: una svettando alta e sottile con un ciuffo di foglie che le ricadevano come una verde fontana, l’altra simile ad una scultura magnificamente intrecciata le cui foglie proiettavano intricate ombre sul pavimento.
Ripercorrendo quei luoghi con più attenzione aveva iniziato a notare una strana incongruenza strutturale, la lunghezza esterna dell’edificio sembrava non coincidere con la sua profondità interna. Tentando di misurarne approssimativamente la dimensione era venuto fuori un vuoto di quasi due metri.
La stanza che sembrava presentare quell’anomalia risultò essere proprio quella dalle numerose piante, aveva il pavimento di marmo chiaro e la carta da parati dai motivi semplici che mettevano in risalto il soffitto a cassettoni e una boiserie in legno di quercia scuro che prendeva quasi tutta un’intera parete. Continuando a cercare di capire cosa effettivamente non addasse, si avvicinò all’enorme libreria, era piena di vecchi volumi alcuni anche molto antichi che non si sarebbe mai aspettato di poter vedere dal vivo.
Era così rapito da quella vista che dimenticò per un momento il motivo per cui si trovava lì, iniziò quindi a visionarli ad uno ad uno come un bambino in un negozio di giocattoli.
Ad un certo punto notò una pubblicazione rara che aveva cercato per anni senza successo, si trovava nel ripiano più in alto tanto da essere per lui difficile da raggiungere, fortunatamente però era presente anche una scala scorrevole che gli permise di arrivarvi senza troppe difficoltà.
Nel momento esatto in cui ebbe quel volume fra le mani successe qualcosa che non si sarebbe mai aspettato; la struttura di legno prese a muoversi inaspettatamente, scivolando da un lato e dall’altro come se avesse vita propria finché di colpo non si fermò.
Non sapeva cosa fare, si sentiva ancora confuso aggrappato com’era ai pioli ancora appeso in aria, poi lentamente scese a terra e finalmente vide ciò che era stato messo a nudo.
Un’apertura di appena un metro dalla cui oscurità arrivava un’aria gelida satura di un aroma di resina, c’era d’api e un forte profumo di fiori.
Ma che…
Era curioso di scoprire cosa nascondesse quella specie di stanza segreta, ma allo stesso tempo percepiva un’istintiva paura, prese quindi il cellulare dalla tasca e con la torcia attiva vi si introdusse lentamente all’interno.
Non trovò però come si sarebbe potuto pensare opere antiche o quadri nascosti.
Maxence rimase immobile con il cuore che gli arrivava in gola da quanto forte batteva, al centro di quel piccolo vano oscuro come una reliquia sacra si trovava una bara.
«C’est pas vrai!*»
Capì subito ad un primo sguardo essere in mogano probabilmente della prima metà del diciannovesimo secolo, rifinita con decorazioni che riprendevano rami di agrifoglio e fiori di lavanda*. Dava l’impressione di essere stata posta lì solo pochi minuti prima, tanto sembrava in perfette condizioni attorniata anch’essa da piante in vaso alte e rigogliose.
Vi si avvicinò con cautela spostando senza fretta quella fitta muraglia difensiva, la paura che gli si era insinuata poco prima non faceva che aumentare ad ogni suo gesto come se potesse vederla aprirsi da un momento all’altro.
Sulla parte superiore pulita e lucida notò allora una spessa piastra incisa che recava un’iscrizione:
LAURENT DE GOUVIGNON SAINT CYR – 1832
*Crédit Industriel et Commercial (CIC): è una delle principali e più antiche banche commerciali francesi, fondata nel 1859. Dal 1998 fa parte del grande gruppo bancario e assicurativo Crédit Mutuel Alliance Fédérale.
*Mom trésor, je te rappelle: Tesoro mio, ti richiamo.
*Aloe Vera: considerata un potente scudo contro le vibrazioni negative e il malocchio. Si consiglia di metterla vicino all’ingresso.
*Sansevieria: grazie alle sue foglie appuntite rivolte verso l’alto, blocca e respinge le energie negative.
*Ruta: nella tradizione antica è la protettrice della casa per eccellenza, capace di allontanare il male.
*Dracena: Porta fortuna e spezza la negatività.
*Pachira: Le sue foglie a forma di mano aperta catturano l’abbondanza finanziaria. Il fusto intrecciato simboleggia l’unione e la capacità di trattenere la buona sorte tra le mura domestiche.
*C’est pas vrai!: Non può essere verò!
*l’agrifoglio e i fiori d’arancio (o zagare) sono considerati potenti elementi protettivi e di buon auspicio per la casa, legati alla difesa dalle energie negative
